“ Una vita sottile “ di Chiara Gamberale

Il romanzo d’esordio di Chiara Gamberale è “Una vita sottile”, dove l’anoressia fa da sfondo alle vicende di una ragazza costretta a crescere e a conoscersi. Ecco allora l’urgenza di raccontarsi per non rimandare più l’immagine che si ha in testa della propria persona. Per non rimandare più il compito di accettarsi.

Ma come si fa ad accettarsi? Esiste forse una formula?

La protagonista del libro non se lo chiede direttamente, ma va alla ricerca di questa accettazione ripercorrendo i passi importanti del suo viaggio, cercando se stessa negli occhi di chi la circonda e nei movimenti che il suo corpo si ritrova a fare in risposta a ciò che le è intorno.

Non è facile accettare l’involucro che ci ricopre quando non hai chiaro nemmeno cosa c’è dentro. Non è facile riconoscere la propria pelle quando non la hai mai assaggiata. È un po’ questo il senso della scrittura così personale e intima che esce fuori dalle righe del libro.
È un tentativo di toccarsi con le parole.
È un modo di assaggiarsi tramite i ricordi e di salvarsi dentro i punti.
È un cercare un senso in uno scorrere tranquillo di giorni primaverili.

È uno scrivere per non implodere per le troppe emozioni accumulate.

Nonostante il terrore di sottofondo della bilancia, del proprio aspetto e dell’aria che potrebbe allargare la circonferenza della pancia, “Una vita sottile” vuole in realtà infondere speranza al lettore.

Vuole dimostrare che alla fine, in qualche modo, la soluzione si trova e la tanto agognata luce in fondo al tunnel arriva.

Vuole dire che tutto è essenziale nel nostro semplice quotidiano, anche il signore che incontriamo ogni mattina con il cane che ci fa scattare un lieve sorriso.
Anche il ricordo del nostro primo battito di cuore per quel bambino che giocava sulla spiaggia con noi. Anche l’odore del caffè che ci sveglia.

Tutto. Che poi magari non è neanche niente.

E allora non serve diventare supereroi per stare bene e non serve nemmeno assumerli. Serve semplicemente ascoltarsi, capirsi e soprattutto perdonarsi.
Perdonare quello che ci hanno fatto, che abbiamo fatto, quello che abbiamo vinto, che abbiamo perso, quello che abbiamo amato, che abbiamo odiato.

Perdonarsi veramente.

Tutto qua.

Forse.

English version

Chiara Gamberale’s debut novel is “A subtle life”, where anorexia is the backdrop to the story of a girl forced to grow up and get to know her self. Here’s then the urgency to speak out and stop avoiding the image of herself and starting to accept herself.

But how can we accept ourselves? Is there a formula maybe?

The protagonist of the book is not directly questioning herself about this, but she’s looking for this acceptance throughout the steps of her life, searching for herself in others’ eyes and in her body’s reactions to the environment around her.

It is not easy to accept the recipient that covers us when you’re not even sure of what’s inside. It’s not easy to recognise your skin when you never tasted it. This is more or less the meaning that is unveiled in this book’s lines.

It’s an attempt to touch herself with words.

It’s a way to experience herself through remembrances.

It’s trying to make sense during the slow flowing of spring days.

It’s writing as not to self implode with the too many emotions collected.

Despite the terror of the weighing machine in the background, of one’s body image and the air that can expand the gut, “A subtle life” aims to bring hope to the reader. Aims to prove that at the end, somehow, one can find the solution and the so coveted light at the end of the tunnel is closer than you think. It aims to say that everything in our daily lives is essential, even the old man we see every morning with his dog, who can elicit in us a gentle smile. Or the memory of the heartbeat in front of that little boy who played at the beach with us. Or the smell of coffee that wakes us up.

Everything. Which probably is actually nothing.

And at the end one doesn’t need to become a superhero or surround oneself with them, to feel good.

We just simply need to listen to ourselves, understand and most of all forgive ourselves. Forgive what others did to us, what we did, what we won, what we lost, what we loved, what we hated.

Truly forgive ourselves.

That’s it.

Maybe.

Article by Chiara Famooss Paolini

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